Genova, da sempre ricordata per il suo porto, per il movimento mazziniano e per i grandissimi De André e Gino Paoli, oggi è visitata dai più per un motivo molto più commerciale: l’acquario. Chiaramente noi non siamo qui per vedere alcunché di tutto ciò, bensì per provare del buon vecchio trasporto pubblico. Più che buono, soprattutto vecchio.
La costa ligure, si sa, non è proprio il posto più adatto per una città da 500.000 abitanti. Lo spazio è poco, e l’Appennino incombe direttamente sulla costa con dei pendii molto ripidi. Però qui si lavorava e si commerciava bene, quindi la città si è inevitabilmente espansa lungo i monti. Oggi si sogna di collegare i vari versanti con delle ovovie, ai posteri l’ardua sentenza; a inizio ‘900, però, le funivie non esistevano, quindi al loro posto si costruivano ascensori, funicolari e altri mirabolanti mezzi di trasporto che oggi vedremo assieme!
Un treno che si sente una funicolare (o un tram?)
Siamo arrivati a Genova Piazza Principe con il regionale da Milano. Già che siamo in zona, decidiamo di approcciare come primo assaggio dei trasporti di Genova la Ferrovia Principe – Granarolo. Questo “treno” – vedremo dopo il perché delle virgolette – non parte in realtà esattamente dalla stazione di Principe, ma da un piccolo edificio posto al di sopra della stessa. “Sopra” va inteso in senso letterale, visto che lo scalo delle FS si sviluppa parzialmente in galleria.

La costruzione è di fine ‘800, quando la domanda di nuove abitazioni era alta e alcuni investitori misero gli occhi sui versanti della collina di Granarolo. La zona era perfetta, ma c’era un problema: a causa della pendenza, l’area era poco appetibile per i compratori. Oggi la risposta al problema sarebbe una comodissima e modernissima strada, ma all’epoca le macchine non c’erano. Ecco quindi il colpo di genio: “costruiamo una ferrovia!” La concessione del comune arrivò subito e nel 1901 la strada ferrata fu aperta.
Rispetto alla stazione che si trova sotto i nostri piedi, questa struttura è molto modesta. Il piccolo edificio risale agli anni ’20, così come la stupenda insegna in carattere Bodoni “Ferrovia Principe – Granarolo”. C’è un solo binario, quello su cui il nostro trenino sta aspettando l’ orario di partenza. Altri binari non ne servono: in effetti, la Principe-Granarolo è uno strano ibrido fra un tram, un treno e una funicolare. Una sorta di ornitorinco dei treni!

Salire sgomitando fra le case
In effetti, la ferrovia funziona in modo molto simile alle funicolari: ci sono solo due vetture che, almeno in teoria, dovrebbero fare avanti e indietro incrociandosi a metà. Però non ci sono funi che le trascinano, bensì un meccanismo rotaia dentata-pignone, detto cremagliera, che aiuta le motrici elettriche a risalire il crinale. Inoltre le due vetture hanno caratteristiche prettamente tranviarie per struttura, dimensioni e prestazioni. Nonostante questo la linea è da sempre considerata una ferrovia a tutti gli effetti. Il motivo? Si svolge in sede propria, e non promiscua con la strada. All’epoca, l’unico discrimine fra treni e tram era proprio questo.

Oggi il servizio è svolto dalla vettura numero 1. Si tratta di una delle due motrici originali acquistate nel 1901, anche se sono state costantemente rinnovate nel tempo: nel 1926 dalla Piaggio (la stessa della Vespa!), e poi ancora negli anni ’50 e nel 1966. Lo spazio dentro è risicatissimo: siamo in 10 viaggiatori, e ci stiamo veramente stretti. Gli unici posti a sedere sono garantiti da due semplici panche in legno disposte lateralmente; i rivestimenti in formica delle pareti e le plafoniere molto squadrate rimandano dritti agli anni ’60.

Porte chiuse! Seguiamo la salita San Rocco ed ecco che… siamo subito fermi alla prima fermata! All’inizio ne erano presenti solo tre, i due capolinea e una in mezzo. Poi con la progressiva antropizzazione ne sono state aggiunte altre, fino ad oggi con una media di uno stop ogni 140 metri circa.

La ferrovia sembra fare fatica a trovare il proprio posto in mezzo ai palazzi, tutti con tinte pastello e persiane rigorosamente liguri; alcuni li sfioriamo solo di qualche metro. Il viaggiatore qui ha sicuramente modo immergersi nella quotidianità della città. Basta guardare all’interno delle finestre!

Il Lagaccio e i palazzoni anni ’60
All’altezza di Via Bari c’è il punto d’incrocio. Purtroppo però, da diversi anni, solamente una delle due vetture è in servizio, e non c’è quindi nessuno da attendere. Nella parte superiore del percorso le case di inizio ‘900 scompaiono e si può avere una vista senza ostruzioni sulla valle del Lagaccio. L’altro versante è ricoperto da palazzoni anni ’60 che cercano di stare aggrappati al versante con dei piloni, e, spero, fondazioni molto profonde! Intanto siamo arrivati alla fermata capolinea di via Bianco. In realtà il treno dovrebbe trovare posto sotto la stupenda tettoia in legno della stazione di Granarolo (posta esattamente dalla parte opposta della strada), ma è ancora inaccessibile per lavori di restauro.

Abbiamo una ventina di minuti per goderci la vista sulla città. In fondo si vede il Porto Vecchio, da cui un tempo partivano i mercanti che hanno reso grande la città, e che oggi ospita l’Acquario, il Museo del mare Galata e altri spazi commerciali sorti grazie all’interessante progetto di recupero di Renzo Piano in occasione dell’Expo 1992 .
Non solo treni, ma anche ascensori
Siamo tornati in città, giusto in tempo per una focaccia e un viaggio negli appennini liguri con una bellissima elettromotrice anni ’20: per leggere di questo, vi rimandiamo al nostro articolo sulla ferrovia Genova-Casella. Prima di riprendere il treno per Milano sono però rimaste ancora un paio d’ore, che possiamo dedicare a esplorare il centro città e in particolare la Cattedrale di San Lorenzo.

Non contenti, decidiamo di gustarci ancora una volta la città dall’alto. Per non usare l’automobile o le gambe abbiamo due opzioni: la funicolare Zecca-Righi o l’ascensore di Castelletto Ponente. Optiamo per la seconda. Chissà che magari in futuro integreremo questo articolo con anche la Zecca-Righi.
A proposito di ascensori, Genova ne è piena! In tutta la città sono all’incirca 15. Si possono trovare in ogni angolo della città, dal centro alla periferia, perfino nelle gallerie stradali. Non scherzo: l’uscita inferiore di quello di Castelletto Levante arriva nella galleria Giuseppe Garibaldi! Noi vogliamo provare quello di Castelletto Ponente e quello di Corso Balbi-Castello d’Albertis.
Ascensori liberty e in orizzontale
L’ascensore di Castelletto Ponente parte da Piazza del Portello e arriva al Belvedere Luigi Montaldo, dove, come è intuibile dal nome, si può godere di una vista stupenda. Si entra da una galleria che conduce al vano ascensore vero e proprio. La costruzione risale al 1909, nel pieno dello stile Liberty; il tunnel è quindi decorato con ceramiche smaltate dai colori sgargianti, prodotte a Rivarolo Ligure. Raggiungiamo le cabine. Fortunatamente, o sfortunatamente, sono state sostituite nel 2021. Almeno hanno cercato di mantenere lo stile originario, anche perché sennò la Soprintendenza avrebbe avuto da ridire…


Siamo nella stazione superiore, una torre di cemento armato decorato con una serie di motivi floreali. Dalle finestre si può già intravedere la stupenda vista sul porto e il centro, le due anime della città di Genova! Ci concediamo anche un gelato, tipica estate italiana. Qualche scatto al porto dall’alto, e si torna in centro.


Prima di riprendere il treno per tornare a Milano, visto che siamo di strada, saliamo al Castello d’Albertis con il mitico ascensore di Montegalletto. Fino al 1995 si trattava di un normalissimo impianto posto al termine di un tunnel di 300 metri. Poi l’AMT, l’azienda dei trasporti di Genova, decise di metterci mano. Ora la cabina prima si muove in orizzontale, trainata da un cavo come una funicolare, e poi in verticale come un normale ascensore. E’ molto divertente da provare, e tra l’altro si arriva direttamente al Castello, sede dei musei civici.
La giornata è ormai giunta al termine. Per il rientro a Milano ci siamo concessi un’ultima delizia: un viaggio a bordo del Frecciabianca svolto con il mitico treno Pendolino. Pagato pochissimo: talmente poco che, nonostante il ritardo, non meritiamo nemmeno il rimborso da parte di Trenitalia.
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Informazioni Utili
Trasporti verticali di Genova
Tratta:
- Cremagliera: Piazza Principe – Granarolo.
- Ascensori: Portello – Belvedere Luigi Montaldo, Montegalletto – Castello d’Albertis.
Durata del viaggio:
- Principe Granarolo: 15 minuti per direzione.
- Ascensori: 5 min circa.
Periodo di servizio: tutti i giorni.
Vettore: AMT – Azienda Mobilità e Trasporti di Genova.
Tariffe:
- Biglietto ordinario urbano: € 2,00.
- Per gli ascensori esiste anche il biglietto corsa singola: € 1,50.
- È valido il pass giornaliero MET Daily (costo € 10,00) che include tutti i mezzi AMT nella Città Metropolitana di Genova e l’intera ferrovia Genova-Casella.
Info: sito ufficiale AMT, amt.genova.it
Trasporto biciclette: consentito solo sugli ascensori, non sulla cremagliera di Granarolo.
Accessibilità PRM: i mezzi sono accessibili a PRM.
Cosa vedere: Centro storico di Genova, forti di Genova, Belvederi.
