Nota al lettore: questo articolo si riferisce a un viaggio compiuto nel febbraio 2024. All’atto della sua pubblicazione, a maggio 2026, la ferrovia Roma-Centocelle è ormai soppressa in via ufficiale e definitiva, in attesa della costruzione di una nuova tranvia che ne prenda il posto. Lo vogliamo proporre ugualmente, così come scritto in origine, sperando ne venga apprezzato il valore come testimonianza storica.
Quando si organizza un fine settimana a Roma normalmente ci si concentra sulla visita ai monumenti più celebri, come il Colosseo, oppure si include nel proprio itinerario la basilica di San Pietro. Noi no! Il nostro weekend romano sarà totalmente dedicato al trasporto pubblico. Fidatevi, non ve ne pentirete: scopriremo insieme un trenino con seri problemi di identità e un vecchio tram che gira ancora indisturbato.
Un treno che si crede un tram: la ferrovia Roma-Centocelle
Siamo appena arrivati in Frecciarossa a Roma Termini. Usciamo dalla stazione sul lato destro e seguiamo il perimetro del fabbricato. In mente abbiamo una destinazione precisa, stiamo andando al capolinea di “Laziali” della ferrovia urbana Roma-Centocelle. Questa breve linea ferrata è oggi solo un residuo di ciò che era in origine: inaugurata nel 1916, proseguiva infatti ben oltre i sobborghi di Roma, fino a raggiungere Fiuggi e Frosinone con un percorso di ben 137 chilometri. Poi dopo anni di trascuratezza e scelte gestionali discutibili, complice la concorrenza del trasporto su gomma, si è via via ridotta ai soli 5 km attuali, che raggiungono giusto giusto la periferia romana. Anche se forse si tratta della parte più particolare del tracciato…
Una volta, infatti, i progettisti erano molto più pragmatici di oggi, e raggiunto il centro abitato non si fecero molti problemi: posarono il binario in mezzo alla strada, come se fosse un tram! Con il tempo vennero poi aggiunti i semafori, rendendo indistinguibile a un occhio poco esperto la ferrovia Roma-Centocelle da una qualsiasi linea tranviaria. Bisogna però ricordarsi che si tratta di un treno vero e proprio, con una larghezza del binario differente (950 millimetri, ossia scartamento ridotto, contro il 1445 tipico dei tram) e soprattutto un diverso voltaggio della linea di alimentazione (1650 Volt contro 600).
La fermata di Laziali consiste semplicemente in tre binari posati lungo la parete esterna di Termini, direttamente sulla strada. Siamo in partenza, stiamo solo aspettando che questo moderno (si fa per dire) convoglio del 1999 si metta in moto. L’occasione è buona per scattare qualche foto. Di colpo il tranviere ferroviere chiude le porte e avvia il trenino. Percorriamo via Giovanni Giolitti, stretti tra la carreggiata e i binari delle FS, arrivando a lambire il tempio di Minerva Medica. Il nome non deve ingannare: si tratta infatti del ninfeo, di epoca tardo-imperiale, del palazzo imperiale. Solo che gli archeologi trovarono lì vicino una statua della dea Minerva e subito pensarono: “Questo è sicuramente un tempio”. Mai previsione fu più errata! Dopo soli 4 minuti di viaggio alla strabiliante velocità di 30 chilometri orari siamo già alla nostra prima tappa: Porta Maggiore.

Il carosello di Porta Maggiore
La sosta a Porta Maggiore non è scelta a caso, il monumento apparteneva alle antiche Mura Aureliane costruite per difendere Roma dalle incursioni dei barbari. Rimasero in uso a scopo difensivo per più di un millennio, fino a quando nel 1870 il generale Raffaele Cadorna, padre del Luigi Cadorna di Caporetto, fece un certo “buco” nei pressi di Porta Pia, rendendole così inutilizzabili. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento diverse parti furono demolite per facilitare l’accesso al centro cittadino, e Porta Maggiore rimase quindi isolata al centro dell’omonima piazza. Ad oggi gli antichi fornici sono attraversati solo dalla ferrovia Roma-Centocelle, i cui binari passano proprio sotto di essi.
Non è però questo il motivo per cui siamo qui. Per tutti i nerd ferroviari come noi, Porta Maggiore è un posto da visitare assolutamente: è l’unico punto in Italia dove una ferrovia e un tram si incrociano a raso. Oltre alla rarità dell’intersezione tra due scartamenti diversi, dal punto di vista tecnico è molto problematico perché i cavi elettrici di alimentazione sono in contatto fra loro e, come abbiamo detto prima, hanno tensioni diverse. La soluzione trovata dai nostri (sempre molto pragmatici) progettisti è stata quella di alimentare la ferrovia Roma-Centocelle, solamente nei pressi dell’incrocio, con un voltaggio pari a quello della rete tramviaria e quindi inferiore al “suo”. Questo significa che il treno, quando attraversa l’intersezione, non è alimentato correttamente. L’unico modo per superarla è quindi entrare alla massima velocità senza frenare, altrimenti si rischia di rimanere bloccati.

Porta Maggiore è un posto magico. In qualsiasi direzione si è circondati da mezzi su rotaia che si muovono seguendo il ritmo dei semafori. Qui fanno mostra di sé tutti i veicoli su ferro presenti in città, tra cui i moderni tram Fiat del 2000 e gli anziani “Stanga” del 1947, di cui parleremo meglio dopo.

Verso Roma Sud con il Trenino Giallo
Il mezzo più singolare in circolazione è però quello su cui ci accingiamo a salire ora: proseguiremo infatti sulla ferrovia Roma-Centocelle con un convoglio di elettromotrici della Serie 420. Si tratta di macchine del 1926 (nel caso non aveste capito: sì, hanno cent’anni) che tra il 1959 e il 1961 sono state completamente ricostruite, rimaneggiate, ristrutturate per formare convogli fissi da tre carrozze: due vetture pilota alle estremità, dotate di cabina di guida, e una vettura centrale motorizzata. L’interno è molto semplice, con solo due file di sedute e delle sbarre di metallo a cui appoggiarsi durante la corsa.


A bordo di questo Frankenstein ferroviario passiamo al di sotto della linea FS e ci dirigiamo verso la periferia sud di Roma. Superiamo una strettoia con un breve tratto a binari compenetrati (altra rarità: due binari che si sovrappongono l’un l’altro, senza però diventare un binario unico) e giungiamo sulla Via Casilina. Di questa parte del percorso c’è poco da raccontare, non ci sono molti resti romani, men che meno paesaggi mozzafiato. Numerosi passeggeri scendono per tornare a casa. Potrà sembrare strano ma… sì, Il trenino di Centocelle è molto frequentato.
Siamo arrivati al capolinea, la stazione d’arrivo si trova proprio affianco al Parco Archeologico di Centocelle. Oltre ad antiche ville romane, nell’area verde si trova anche il primo aeroporto italiano, datato 1909: fu addirittura usato dai fratelli Wright per una dimostrazione del loro avveniristico apparecchio. Purtroppo però non solo il nostro viaggio è giunto al termine, ma anche quello del trenino: a breve, infatti, la nostra piccola ferrovia urbana sarà chiusa per lasciare spazio a un moderno tram, che collegherà la stazione Termini con l’università di Tor Vergata. Ci sarà sicuramente un miglioramento del servizio, anche se, personalmente, avrò sempre un po’ di nostalgia per “er trenino giallo de Roma”.

Interscambio per Centocelle
Anziché tornare sui nostri passi, abbiamo deciso di prendere la metro C per raggiungere Piazza Gerani e quindi prendere il tram n. 5 per rientrare a Termini. Sì, avete capito bene: tutto ‘sto casino per tornare al punto di partenza!
Andiamo per gradi: l’interscambio tra la Roma-Centocelle e la linea C esiste solo sulla carta. Un cartello molto eufemistico ci mostra infatti che per raggiungere l’agognata metro dobbiamo percorrere 500 m sulla via Casilina. Poco male, almeno possiamo osservare con attenzione il deposito della ferrovia Roma- Centocelle che si trova lì accanto.
Dopo una sola fermata di metro eccoci in piazza Gerani. Il tram 5 è in attesa di partire, il tranviere si sta tranquillamente fumando una sigaretta prima di iniziare il turno. Mi avvicino chiedendo gentilmente quanto tempo rimane prima della partenza, giusto per capire se riuscirò a fare qualche scatto. Lui mi risponde seccato: “Fra cinque minuti”. Dopodiché getta la sigaretta e sale. Chissà cosa ho fatto di male…
Il ritorno sulle “Stanga”
Si parte, il viaggio si prospetta stupendo. Siamo a bordo delle vetture “Stanga” risalenti al 1947, così chiamate perché costruite a Padova dalle Officine Meccaniche della Stanga. All’epoca erano molto innovative perché composte da due metà unite tra loro attraverso un’articolazione denominata “Giostra Urbinati”. Questo permetteva di accogliere molte più persone rispetto alla generazione precedente di tram, costituiti da una sola vettura.
Percorriamo Via dei Castani e, dopo un primo tratto in sede promiscua con la strada, raggiungiamo la Prenestina. Da qui fino a Porta Maggiore viaggeremo su una comoda corsia riservata che ci permette di evitare l’asfissiante traffico romano. Siamo al centro del viale tra due bellissimi filari di pini marittimi, che meritano una foto dalla coda della vettura.

Siamo di nuovo a Porta Maggiore, adesso giriamo attorno al monumento anziché passarci sotto. Incrociamo anche la ferrovia per Centocelle (ricordate?), stavolta senza però il rischio di piantarci: ad aver la “precedenza” sono infatti i 600 Volt corretti per i tram. Proseguiamo seguendo corso Napoleone III, ora siamo sull’Esquilino e stiamo entrando nel centro cittadino; sulla via si affacciano i palazzi storici e la cortina edilizia è più densa. Di colpo svoltiamo a destra e davanti a noi troviamo finalmente la stazione Termini, il nostro capolinea. Abbiamo finito il nostro giro romano; in realtà c’è voluto poco, all’incirca due orette. Direi spese bene!

Continua a seguire Intreno_web per nuovi racconti e proposte di viaggio su rotaie, provate e garantite da noi!
Informazioni Utili
Ferrovia Roma – Centocelle e tram n. 5
Tratta: Roma Termini/Laziali – Centocelle e ritorno.
Durata del viaggio (in ciascuna direzione): 20 minuti con la ferrovia, 35 minuti con il tram 5.
Periodo di servizio:
- tram operativi tutto l’anno.
- Ferrovia Roma-Centocelle soppressa.
Vettore: ATAC
Tariffe: € 1,50 corsa singola urbana (valido su tram e ferrovia) oppure € 7,50 biglietto giornaliero.
Info e biglietti: Biglietterie ATAC, sito ufficiale atac.roma.it, App ATAC e tramite sistema Tap & Go.
Trasporto biciclette: non consentito.
Accessibilità PRM: i tram Stanga non sono facilmente accessibili a PRM per la presenza di gradini alti.
Cosa vedere: Tempio di Minerva Medica, Porta Maggiore.
